Mandorlini e il modulo ad assetto variabile. Finalmente

Sentivo, leggevo, mi riferivano di quanto fosse pretestuoso, presuntuoso, da critici o addirittura gufi osservare come il Verona, con il 4-3-3 senza se e senza ma, non esprimesse il massimo del proprio potenziale. Un parere che, da queste colonne, abbiamo sostenuto non per prendere posizione contro Andrea Mandorlini (che comunque è un tesserato, e quindi deve rassegnarsi ad accettare qualche rilievo, se non altro per questioni contrattuali e per il ruolo pubblico, congruo stipendio compreso, che ha), ma per una semplice annotazione di stampo tattico.

Cambiare è bello, se puoi farlo. E la vittoria di La Spezia, al termine di una partita che il Verona ha controllato ben oltre il minimo vantaggio con cui si è chiusa, è la dimostrazione più acclarata di questo concetto. Dal 4-2-3-1, spesso trasformato in 4-2-4 nella fase offensiva, per tornare ad un 4-3-3 in cui, però, gli esterni si abbassano di meno e vanno di più dentro al campo: è un Hellas che vince e convince. Finalmente.

Con l'Ascoli era stata fatta una scelta analoga. E fu un'affermazione sul velluto che i soliti noti (soloni, direbbero loro riferendosi ad altri) ridimensionarono, parlando di episodi favorevoli e di un avversario modesto. Entrambe falsità, come testimoniano i successivi sviluppi del campionato. Via con la consueta retorica da bar(accio) sport, per lisciare il pelo a comando: non conta la tattica, ma l'anima, lo spirito. Il veronesissimo "se i ghe le mete".

ll calcio è uno sport ed anche una scienza più esatta di quanto si possa pensare. L'anima conta, ma una squadra forte deve giocare con sfacciataggine. Come l'Hellas del Picco: con quattro uomini ad attaccare, per non dire cinque, visto l'impatto degli inserimenti di Hallfredsson, suggeritore aggiunto. E, se necessario, via alle rotazioni in un modulo ad assetto variabile. Era ora.

Ci voleva tanto? La testardaggine è un difetto, non un pregio. E' come l'orgoglio di cui parla Marcellus Wallace in Pulp Fiction a Bruce Willis. Se non ve lo ricordate, andate a ripescare quello spezzone, per capire quale sia l'effetto di certi "atteggiamenti".

A noi, personalmente, non va proprio di finire tra le grinfie dello "Zed" tarantiniano. Buon campionato a tutti.

Matteo Fontana

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