Il Verona alla resa. Fusco se ne va, Pecchia sbaglia tutto. I giocatori? Incommentabili
Ecco che arriva il giorno della resa. Poche settimane fa, durante un’intervista per “La Gazzetta dello Sport”, Filippo Fusco mi disse: “Non è finita finché non è finita”. Citava un guru del baseball americano, “Yogi” Berra. Dopo il vergognoso crollo del Verona a Benevento l’ormai ex ds gialloblù ha rassegnato le dimissioni. Evidente che, al di là delle frasi del caso, siamo di fronte allo sventolio della bandiera bianca.
Brutta storia di calcio, quella dell’Hellas di questa stagione. Sbagliata già dal principio, tra il caso Cassano, il pasticcio Pazzini, la palese inadeguatezza della rosa al via. Questo Verona è stato dato per morto ogni settimana, ogni mese, da agosto in poi. Ha retto a Natale, è andato a picco a Pasqua. Al “Vigorito” ha umiliato una storia lunga 115 anni, e già questo è un capo d’accusa più che sufficiente per non assolvere nessuno.
Nel 2001 su un muro dell’antistadio comparve una scritta, tracciata da mano ignota: “CAPITANO, NOCCHIERO, EQUIPAGGIO: TUTTI A MARE!”. Fuor di metafora, s'intendeva che la dignità non esisteva, in quel gruppo. Per molto tempo è rimasta a campeggiare, non cancellata, a futura memoria. Quel Verona stava per retrocedere in B e si salvò allo spareggio con la Regina. Un ricordo che corre via a fronte di quanto avvenuto in questi mesi.
L’Hellas, così com’è, non c’entra nulla neppure con il gioco del calcio. Abbiamo visto cose che voi umani, direbbe quello, e non avrebbe torto. Fabio Pecchia ha commesso peccati gravi d’ingenuità, Filippo Fusco non ha capito tempi e modi di un congedo. Chi va in campo si faccia un esame di coscienza. Appunto: nel 2001 c’erano in squadra, con tutte le carenze che avevano, degli uomini veri. Con il Benevento, stavolta, erano in maglia giallorossa. Di là, al contrario, comandava il nulla. E, francamente, non se ne capisce il motivo.
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