Il Verona è già fortissimo così
Diceva Sean Sogliano, la settimana scorsa, a margine della conferenza stampa in cui è stato presentato Alessandro Agostini: "Il mercato? Avrei anche potuto starmene a casa. Ma tutti vogliono migliorare, noi compresi".
Già, il Verona va già benissimo così. D'accordo, ora sono arrivati ritocchi d'esperienza e con il feeling dato dalla mentalità vincente acquisita con gli anni (tre promozioni per Agostini, mentre quella di Sgrigna, con il Torino, è recentissima). Ma siamo proprio sicuri che l'Hellas abbia bisogno di altro.Sulla bilancia ci sono le cessioni imminenti di Bojinov e Fatic. Inoltre dovrebbe partire uno tra Rivas e Grossi. Questioni da differenziare tra tutti questi protagonisti, ma il senso del ragionamento non cambia: il Verona è colmo di risorse.
Le aveva prima, le avrà dopo la sessione di gennaio.Nel 2011 l'Hellas, in Prima Divisione, aveva un organico di indubbio spessore, condizionato dalla gestione poco convincente, per usare la mano leggera, di Giuseppe Giannini. Comunque, se pensiamo alla categoria, aveva giocatori di lusso: in difesa Abbate, Ceccarelli, Maietta, Scaglia. A centrocampo, con Esposito e Paghera, Martina Rini, Hallfredsson, Mancini, Russo. In attacco, con Le Noci (capocannoniere l'anno prima), Pichlmann, Ferrari, Berrettoni.
Lo stato di salute di Giovanni Martinelli e la scarsa, per non dire nulla, volontà della famiglia del patron di investire altro danaro dopo gli esborsi precedenti, di fatto bloccò quel mercato. Il Verona arrivò vicino a Godeas, ma poi non fu trovato l'accordo economico per dei pagamenti spettanti alla Triestina e non se ne fece nulla. Di Nardo fu bloccato da Marcello Cestaro, presidente del Padova, con l'operazione già completata.
Andrea Mandorlini, che per sua stessa ammissione, a posteriori, conosceva ancora poco le qualità di quel gruppo e non aveva grande considerazione di alcuni interpreti, compattò una squadra che già di per sé era forte. E fu rimonta, e poi mitica promozione.Ecco, più che al mercato, io penso ad un Verona che deve recuperare lo spirito del 2011. Da giornalista, e nondimeno da appassionato dei colori gialloblù, ricordo con un senso di magica ebbrezza quei mesi che sono così vicini eppure, al tempo stesso, già lontani. Inserisco quel campionato nella mia personale "top five" di gioie vissute con l'Hellas.Più di tutto, alla ripresa della stagione in corso, il Verona dovrà avere le stesse motivazioni di allora.
L'amico e tifoso Nino Gazzini chiama Mandorlini Andrè De Gol, maccheronicamente richiamando lo Charles padre della patria di Francia: ecco, che l'allenatore sappia valutare la rosa a disposizione (Rivas, Carrozza, Bacinovic, gli ultimi arrivati, chi più ne ha più ne metta) con lo stesso vigore di due anni fa.
A lui i fatti, dopo le parole, sinceramente troppe, spese in questi mesi a mezzo stampa. E che creda di più in chi c'è, anche: nello scorso campionato, se Bjelanovic non si fosse fatto male Pichlmann non avrebbe mai giocato, e l'austriaco, con le sue reti, ha dato al Verona nove-punti-nove. Lepiller, voluto dal "nemico" designato di (e da) Mandorlini, Mauro Gibellini, e che era oggetto di battutine al vetriolo sulla sua forma fisica, esordì in gialloblù all'ultima di andata. Quattro gol fatti, altri nove punti a casa-base per il Verona.
Totale: 18. E dopo mi dicono che l'Hellas di un anno fa non era una buona squadra. Ma, a me non pareva così male. Bastava mettere, come sempre, gli uomini giusti ai posti giusti.
Se Mandorlini si ripeterà nei prossimi mesi, sono certo che ci sarà qualcosina da festeggiare a maggio in città. E del mercato invernale, per allora, ci saremo abbondantemente scordati.
Matteo Fontana
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